mercoledì 2 novembre 2011

Vodafone 555 Blue

Aaaallora.
Premetto dicendo che non ne avevo bisogno. Mia mamma mi ha chiesto se avrei voluto prenderlo in prova, e ho fatto i salti di gioia e sono contentissima di averlo, ma non ne avevo bisogno.
Probabilmente, se avessi avuto un telefono che mi fosse piaciuto, non sarei saltata su così.

Perché per quanto sia comodo e utile e bello avere Facebook sul telefono, non ne avevo bisogno.
Sono sopravvissuta per due anni con un telefono scrausissimo e usando Facebook solo dal computer solo avendo il computer a disposizione.

Adesso, ad averlo, Facebook è diventato un'abitudine.
Mi arriva la notifica sul telefono, allora la guardo.
Non ho niente da fare, guardo la news feed.
Allo stesso tempo, però, continua a non servirmi. Mi piace ma non ne ho bisogno. Non divento spastica se non posso averlo in mano.

Direi che è un bel telefono.
All'inizio in realtà è stato un po' un dramma, ad aprirlo per mettere la batteria e la sim.
Alla fine bisognava solo tirare e tirare finché non sembra di essere sul punto di spezzarlo in due. A quel punto si apre.
I tasti sono schiacciabili e ce n'è uno che ti porta diretto diretto sulla news feed, il bottone al centro, che è touch,  funziona e non ha un modo strano di essere touch come era per esempio il Blackberry Storm di mia mamma, è solo touch.
E' comodderrimo avere i messaggi di fb e gli sms insieme; a essere sincera, poi, non ho ancora usato la chat e il meteo perché viene fuori tutto uno testo, e non si capisce se bisogna pagare a parte o no, dice cose come spese aggiuntive in caso di uso in roamng, avviare comunque?, allora per ora ho lasciato perdere, poi ci ragionerò su e comincerò a usarli, credo. Ma credo che la mia scarsa motivazione sia dovuta al fatto di non averne un urgente bisogno.
PERO'.
Diciamo le cose cattive, perché sono le cose cattive che si notano di più.
-Lo schermo si è graffiato come niente.
Io li tratto bene i telefoni, le cose in generale. Non mi è mai caduto e non lo lascio in giro in borsa o che. Lui sta o nella tasca dei pantaloni o nelle varie ed eventuali taschine della borsa, non cade, non vola, niente. Fa il telefono. Però lo schermo ha qualche graffio e uno anche abbastanza imponente.
-Facebook non si aggiorna in sincrono al computer.
Se io ho il computer acceso e il telefono di fianco, mi arriva una notifica e io la guardo sul computer, dopo un po' mi arriva comunque sul telefono.
-Un dettaglio abbastanza superfluo:
I miei hanno l'iPhone, e possono scegliere uno sfondo diverso per quando il telefono è o non è bloccato.
Eh, sarebbe bello. Però alla fine è un dettagliuzzo da niente.
-Gli sms sono, o erano, non ho capito, organizzati male.
All'inizio (ovvero fino a ieri) quando ricevevo i messaggi c'era una specie di imitazione dei messaggi dell'iPhone. Verdi quelli che mando, blu quelli che ricevo, occhei.
Però in basso stavano tutti quelli che mandavo io, e in cima a tutti gli inviati tutti i ricevuti.
Poi ieri, illuminazione divina, hanno cominciato ad alternarsi. I primi un po' a caso, però adesso sono messi in ordine cronologico, inviato, mandato, inviato, mandato.

Mi piace!
La batteria dura poco, ma mia mamma ha detto che è perché un phone che è smart.
Però poi? Mi piace proprio. :)

lunedì 10 ottobre 2011

Ciao blog resuscitato.
Sto fallendo tremendamente nel tentativo di resuscitarti. Anzi peggio, non lo sto neanche facendo, il tentativo.
Quindi, scusami.

giovedì 22 settembre 2011

Occhei.
E se mi mettessi a usare Twitter davvero?
Se sabato andassi al Momcamp con mamma?
Se resuscitassi il blog?

Occhei.
Nuovo punta sulla mia lista di buoni propositi.

venerdì 29 luglio 2011

         21 Luglio 2011    

Il maneggio dove vado da gennaio è una meraviglia, questo l'ho già detto.
E meraviglia delle meraviglie, Kashba.
La montavo io, solo io. Baia, veloce, piena di energia, tre quarti araba, bellissima. Stavamo benissimo insieme; anzi, stiamo.
Sembra una frase malinconica, sembra che voglia scoppiare a piangere. Non è così, lo giuro.

In squadra siamo in quattro, più la Debby, che è la nostra allenatrice, ma allo stesso tempo un'amica.
Ci sono io, c'è la Lolly, c'è Fabio, c'è Marco.
La Lolly è una pagliaccia, non riesce a stare zitta, ma allo stesso tempo, dice le parole necessarie quando lo sono, e non le dice quando non lo sono. Allo stesso tempo ha una dolcezza infinita, e accanto alla sua spigliatezza è di un pacato che tranquillizza. Ha un'attenzione e un affetto per la sua cavalla, che commuovono. Quando montavo la Kashba anche in allenamento, e quando ancora mi capita, lei scatta in avanti appena mi passano la palla. Ma la Lolly spinge la sua ponetta olandese, niente di troppo veloce, per starmi dietro, e con la voce ferma e tranquilla, mi dice: "Marta, sono qui, eh." Allora le passo la palla e lei apre il gioco.
Fabio è il figlio di Dede, il proprietario del maneggio, e il fratell(astr)o della Debby. Gioca da più tempo di tutti, è il più esperto. Ed è, credo, la persona più gentile che abbia mai conosciuto. Non di quella gentilezza fredda, di dovere, ma di quella gentilezza che viene diretta dal cuore.
Marco è due anni più grande di noi, ed effettivamente da gennaio non potrà più essere in squadra con noi. Gioca più o meno da quando gioco io. Però è come se non giocasse con noi; è sempre un po' alienato, ci guarda dall'alto in basso, fa finta di saperne più di tutti, viene prepara il cavallo gioca (lavoro in piano mai) mette a posto e se ne va. Arrivederci e grazie. Anzi, neanche grazie.

Ognuno di noi monta un cavallo preciso, per giocare non cambiamo mai.
Un tempo io montavo la Kashba, Fabio Noglar, Lolly la Miss, e Marco la Sun.
Poi Fabio ha voluto la Kashba, perché è più veloce, e ora io monto Noglar.
La Lolly ha avuto un problema con la sua cavalla, per cui ha calciato ed è rimasta incastrata in un altro cavallo, e ha rischiato di rompersi la gamba. Allora la monta raramente per giocare, e adesso oscilla tra pony e cavalli della scuola.
Marco invece è rimasto alla Sun.
Non so come spiegarlo, ma la Kashba era veramente speciale. Lo è ancora, quando la monto. E' come se fosse casa mia. Ci conosciamo, ci capiamo.
Ma non c'è, non c'è mai stato niente, niente come stare con lei, montare lei; o come quando io passo, o sto vicino al suo box a riarrotolare fasce, e lei alza la testa e mi guarda, fino a quando non è finito.
Allora le dò un buffetto, lei torna a mangiucchiare e io vado a mettere a posto le fasce.
La prima volta che è successo è stato dopo una dimostrazione fuori città. Riavvolgevo le fasce azzurre, quasi distrutte. Non le ho mai più usate dopo quel giorno.
Lei stava ancora nelle scuderie fuori; adesso l'hanno spostata, ma quel box era perfetto. Quando le parlavo potevo essere sicura che nessuno mi vedesse né sentisse, e ultimamente, con la bella stagione e le giornate lunghe, quando la riportavo dentro c'era sempre una bella luce.
Comunque, continuavo ad alternare un po' di fasce a un minuto o due di attenzione alla cavalla. Quando, a un certo punto, ho alzato la testa per guardarla, lei era già lì, la testa alta e gli occhi fissi su di me. Le ho dato un buffetto, è stata ancora un po' lì a guardarmi e poi è tornata a mangiucchiare.
Insomma, ho vissuto giornate fantastiche, tra amici, fratelli e genitori, sono sempre stata amata tantissimo, la mia famiglia si fa in quattro per assicurarsi che sia felice. E mi sento in colpa a dirlo, ma niente, niente mi ha mai fatto sentire così. Niente. Era come se volessi piangere ma ero troppo felice per farlo, persino troppo per le lacrime di gioia, e la sorpresa mi ha fatto sussultare il cuore. Ancora adesso, a pensarci, mi viene il groppo in gola, il peso di un amore troppo grande, e involontario, sul cuore.
Quando ho finito con le fasce sono entrata nel box e ho controllato che il taglio sull'orecchio che si era fatta in mattinata fosse ancora pulito, l'ho salutata e sono andata a sedermi con Fabio e la Lolly. Non Marco, lui era già andato a casa.

La prima volta che abbiamo fatto allenamento scambiandoci il cavallo è stato orrendo; l'ho odiato. Non Fabio, non sono mai riuscita ad odiarlo, neanche quando l'ho voluto. Ho odiato l'allenamento, e ho odiato Noglar.
Qualche settimana dopo Marco non è venuto. Credo che fosse già in vacanza o avesse delle prove con il suo gruppo, che adesso ha un nome che fa rock, ma un tempo aveva a che fare con shampoo e balsami.
Dovevamo essere pronti presto, quell'allenamento. Per una volta, lo siamo stati, ma la Debby non arrivava.
Allora ci siamo affiancati tutti e tre. Io tra la Kashba e Fabio e la Lolly. Era il primo allenamento che montava la Miss dopo la volta che si era incastrata.
Eravamo annoiati, ma sapevamo di non poter fare niente senza la Debby. Avevamo paura di cosa ci avrebbe fatto se ci avesse visti.
Allora abbiamo fatto una gara di passo. Io ho sicuramente perso perché sono passata al trotto, ma non abbiamo fatto caso a chi abbia vinto veramente.
Poi niente, è stato più forte di noi, ci siamo messi in posizione da fantino e abbiamo galoppato, facendo finta di fare una gara. Non spingevamo, dovevamo essere in grado di passare al passo se avessimo sentito la voce della Debby. Però la Lolly rideva come una matta, Fabio aveva un atteggiamento troppo competitivo e non vedevamo niente perché avevamo il sole negli occhi.
La Lolly ha guardato la sua cavalla e ha detto: "Chi è la cavalla più bella del maneggio?"
Io ho tossicchiato, pensando alla Kashba, e Fabio ha detto: "Brava Marta, io e te ci capiamo al volo"
Durante l'allenamento non abbiamo fatto niente sul serio, con attenzione concentrati, abbiamo fatto avanti e indietro a manetta tutto il tempo. E la Debby ci ha lasciato fare. E' che eravamo troppo felici, ci stavamo divertendo troppo. Non c'era la pressione di Marco, a guardarci dall'alto del suo cavallone, a giudicarci. Eravamo molto più simpatici.
Ridevamo, ridevamo come matti, correvamo veloci, io e Fabio, con la Kashba, tre quarti araba, e Noglar, mezzo arabo mezzo inglese. La Lolly arrancava dietro, mezzo ridendo mezzo lamentandosi.

E' stato uno dei momenti più belli che abbia mai vissuto.
Ho imparato a conoscere Noglar, ad accettarlo come il mio pony per giocare.
E i miei amici, Dio che amici!



27  Luglio 2011

Ho scritto quello che ho scritto sopra su carta. Faccio fatica, di questi tempi, a scrivere direttamente a computer. 
E ci ho messo sei giorni a ricopiarlo.
E' cambiato tanto in questi sei giorni.
Cominciavo ad accontentarmi la complicità che c'è tra me e Fabio parlando della Kashba e di montarla in piano qualche volta. Credevo di stare a posto così.
Poi l'ho montata qualche volta in piano per lui, quando era in vacanza.
Sta prendendo dei vizi. Sta diventando più nervosa, e so bene perché. E' Fabio che le trasmette il nervosismo. Perché lui è così, quando gioca. 
Non la conosce come la conosco io, non la capisce come la capisco io. Il mio non è un conoscere che ho imparato con il tempo. L'ho montata la prima volta ed è stato come se non avessi mai montato nessun altro cavallo. So di cosa ha bisogno. 
Lei ha bisogno di attenzioni, lei ha bisogno di girare piano, perché con la sua velocità inciampa. Lei ha bisogno di tranquillità, di zero pressione. Lei ha bisogno di sorrisi e affetto, di gentilezza. 
Domenica abbiamo fatto una partita. Fabio l'ha fatta girare, per andare sulla fascia. Prima non l'ha rallentata. E' inciampata ed è caduta. Ho avuto paura. Per lei. Fabio stava bene, glielo vedevi in faccia. Ma lei no, lei aveva paura, e non stava bene. Fabio è saltato su di nuovo, non ha controllato di sua spontanea volontà che stesse bene. Zoppicava, e tanto. Io ho avuto paura per il resto della partita, e dopo, quando siamo andati a far camminare i cavalli. 
Abbiamo perso quattro a due, ma adesso la Kashba non zoppica più.

Lunedì mattina, anche se il maneggio è chiuso, io, Fabio e la Lolly siamo andati giù. Abbiamo scavallato un po' di gelati dalla festa di domenica, e tanti ghiaccioli.
Abbiamo riso tanto, ci siamo divertiti.

Però io mangio il ghiacciolo, ne lascio un pezzetto, dico che lo vado a dare a qualche cavallo, ma in realtà è sempre la Kashba.
Quando ho avanzato una pera dal pranzo al sacco, l'ho data a lei.

29 Luglio 2011

Ho paura. 
Non voglio che lei cambi. E' perfetta così com'è.



giovedì 16 giugno 2011

Qua dentro si ragiona solo a soldi.
Spendiamo troppo per voi, cari ragazzi del classico al Greppi. Quindi ciao, salutate il Greppi. Costate troppo e siete troppo pochi. Ciao, cambiate scuola.
Ah. Meraviglioso. Grazie.
Qua dentro non c'è nessuno che ha ragione. Non c'è nessuno che non l'ha fatta sporca.
Tranne noi.
Eh. Noi. Siamo solo quarantanove. Scusate se siamo troppo pochi. Facciamo del nostro meglio, pochi ma buoni.
Chi paga la conseguenze degli errori che avete fatto voi?
Eh, noi.
Chi più chi meno, ma siamo sempre noi.
La nostra unica colpa è stata iscriverci qua. Scusa, provveditore.
Dai, su, vogliamo soldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldisoldi. Soldisoldisoldisoldi!
Sì, abbiamo capito. Rinunciateci. In una sola cosa. Dai, per favore, l'istruzione! I ragazzi! Il vostro futuro! Quelli che salveranno tutto quello che voi avete distrutto! Dai per favore. Per una volta, per una sola cosa. Rinunciate a quello che è superfluo, e datelo a noi, che stiamo qua a urlare per strada, a quasi farci tirare sotto, perché la scuola dove andiamo ci piace. Non vogliamo cambiare.
Siamo quarantanove ragazzi che hanno scelto una scuola non per caso.
Perché è la scuola migliore, quella che ci renderà il meglio, per riparare quello che avete rotto voi.
Siamo quarantanove ragazzi che non sanno bene cosa stanno facendo. Ci stiamo inventando cose a raffica, a muzzo. Non importa se funzioneranno o no, almeno ci proviamo.
Siamo quarantanove ragazzi che hanno solo bisogno di essere ascoltati.
Ascoltateci, per favore.
Per una volta.
Ascoltateci perché sapremo spiegare quello che il Greppi ci ha dato. Quello che noi abbiamo dato al Greppi. Quello per cui noi ne valiamo ancora la pena, il Greppi ne vale ancora la pena. 
Provveditore, oggi, dopo che hai detto a Diego, alla Vale, a un po' di genitori, alla Soncini e al Preside che non avevamo possibilità, potevi scendere i tuoi cinque piani (c'era anche l'ascensore!), e guardare in faccia Bonny. Forse ti saresti reso conto che non puoi chiudergli la classe solo per la faccia che aveva. Bonny ieri si è rasato i capelli, adesso fa strano vederlo così. E nel vento ha detto che aveva freddo alla testa. E poi guardava tutti i tre anni che ha costruito al Greppi sgretolarglisi tra le mani, così, come niente, come la polvere e la cenere e la sabbia e lo zucchero impalpabile del Pandoro. Se ne sono andati. Con il vento che gli faceva freddo alla testa-
Mi sarebbe piaciuto guardarti mentre guardavi in faccia Bonny, caro provveditore. 
Cosa avresti fatto, esattamente? Dai, su, dimmi come avresti reagito. Non hai vissuto anche tu la scuola con affetto, non hai visto nei tuoi figli l'amore per la loro scuola? Non hai mai visto qualcuno essere legato a persone, a un luogo? Non hai mai visto il legame che si crea e che rimane sospeso nell'aria per sempre? Per sempre. O fino a quando non sei arrivato tu, e altre persone, che hanno fatto errori che ora paghiamo noi.
Grazie provveditore. 
Bonny ti ringrazia. 


Il fatto è che, caro provveditore, Bonny non è un tipo sdolcinato, per niente. 
Però oggi, quando dovevo prendere il treno per andare a casa, sono andata da lui a salutarlo, e lui mi guarda un attimo e poi mi abbraccia. 
'Ciao Marta. Mi sa che non ci vediamo più.'
'No, Bonny. Dai'
'Sì, ci vediamo quest'estate'
Pausa.
E lui: 'Che cosa sdolcinata e tenera.'
'Mm. Perdo il treno, Bonny.'
'Vai, Marta.'
'Ciao Bonny.'
'Ciao Marta.'
Sì, occhei. Capisci, provveditore? Mi si stringe il cuore a pensare di non vederli più, quei matti là.
A tutti noi si stringe il cuore. 
Ma soldisoldisoldisoldi! Soldisoldi! Occhei, abbiamo capito i soldi.
Ma per una volta, per una sola cosa, spendete. L'istruzione! I ragazzi! Il vostro futuro! Quelli che salveranno tutto quello che avete distrutto! Bonny, Diego, Valentina, Ginevra, Alessandro, Camilla, Irene, Remy, Massimo, Isabel, Chiara, Marta, Camilla, Agnese, Andrea, Angelica, Bianca, Caterina, Denis, Francesca, Ilaria, Nicholas, Margherita, Lorenzo, Simone, Lisa, Marco, Paolo. Ciao siamo noi, non ti dimenticare. 
Per favore.
E spendi. Ogni tanto fa bene. Se non a te, a noi.


Occhei provveditore, siamo stati sotto casa tua, saremo dove meno te lo aspetti. A estremi problemi, estremi rimedi. 
Scusa se non vogliamo cambiare scuola e non ce ne frega niente dei tuoi soldi. 


giovedì 26 maggio 2011

E' il posto più bello del mondo.
Soprattutto in questo periodo dell'anno. Da qualche settimana fa, un mesetto, forse un po' di più.
Ci sono gli uccellini che vivono nei box coi cavalli e escono dalle stalle decollando direttamente dai cavalli. Svolazzano tra le sbarre dei box. E' una cosa così perfetta.
C'è il campo fuori che si sta ricoprendo di quella cosa che lasciano giù i pioppi. Ma quando dobbiamo lavorare arriva Arsen che bagna tutto il campo. Nell'angolo destro più lontano all'entrata si forma sempre una pozzetta di fango. Giuseppe arriva sempre subito, come se ne avvertisse la presenza. Corre con le sue zampe corte, salta la barriera e ci si butta dentro. E poi non lascia la pista. Generalmente lo caccia Fabio caricandolo, da cavallo. E lui scappa, non potrebbe mai affrontare un combattimento con un cavallo. In fondo, è solo un piccolo cinghialotto.
C'è il tondino piccolo dove facciamo girare i cavalli. Non lo so, quello è bellissimo e basta.
C'è la roggia dove l'altro giorno, dopo la gara, Arya, il cane della Lolli, si è buttato, e non riusciva più a risalire. Allora Fabio e la Lolli si sono buttati giù a salvare il cane. Io no perché già non riesco a camminare senza cadere in piano, figuriamoci giù per una discesa del genere.
L'hanno salvata, poi, Arya. Però appena è risalita l'ha attaccata Giuseppe.
Poco fa la Cabi, la cavallina che monto io, ha avuto una puledra. Adesso che è stata svezzata, si parlano ancora, a distanza. Nitrisce sempre prima lei, poi la puledra risponde. La preparo e dissello nello spazio vicino al box della puledra, e prima di rimetterla via, le faccio sempre guardarsi un po', e poi portarla via è un'impresa.
I canestri dei due campi sono distrutti, non capiamo mai se segniamo o no. Però non importa, perché se qualcuno di noi segna c'è sempre un motivo per ridere.
Poi ci sono Dede e Claudia. Il maneggio è loro. Lui ha un treccia lunghissima di capelli bianchi e in realtà si chiama Ezechiele. E' un uomo talmente silenzioso che è quasi incomprensibile. Non è spesso al maneggio, ma quando c'è c'è. E poi ha questo modo di fare che guarda negli occhi i cavalli e gli chiede: "Che c'è?", e loro gli buttano la testa addosso e poi si calmano.
Non lo dice ma la sua cavalla preferita è la Cabi. L'altro giorno, quando ha aperto il tir e doveva portarla giù, è stato lì un attimo a guardarla e, piano piano sottovoce, le ha chiesto "Come stai?"
Poi me l'ha data e l'ho messa via e lui la guardava, lo so.
Claudia, sua moglie, compensa il suo silenzio.

E' tutto perfetto. Non c'è niente che non vada. Persino lo sporco è perfetto.

mercoledì 25 maggio 2011

Uno dei miei nuovi vicini suona il contrabbasso.
E poi, nella stessa casa, c'è qualcuno che suona il pianoforte.
E qualcuno che suona la tromba, credo.
Io sento sempre tutto, dal mio giardino.

Oggi hanno suonato una cosa talmente bella che volevo applaudirli, andare a bussare alla loro porta e chiedere di rifarlo. E di  non smettere mai.